18 maggio 2026 - 13.08
(Teleborsa) - Se una minore popolazione in età lavorativa implica una riduzione del potenziale di crescita – già visibile nel medio periodo e più marcata nel lungo periodo – le stime indicano, in assenza di interventi, livelli di PIL che potrebbero essere inferiori di oltre il 18% nel 2050 e oltre il 30% nel 2080. Quattro le leve individuate su cui concentrare interventi mirati per recuperare completamente tale perdita: giovani, donne, occupati laureati e saldi migratori.
È quanto emerge dall’indagine promossa dall’Associazione Bancaria Italiana, realizzata nell’ambito delle attività del Comitato tecnico strategico ABI "Evoluzione demografica e servizi bancari" e presentata oggi a Roma, presso la sede dell’ABI.
"La transizione demografica - ha dichiarato Gianni Franco Papa, Presidente del Comitato tecnico strategico ABI, Amministratore Delegato di BPER - è un tema da gestire in modo strategico e secondo una logica di sistema. Il calo delle nascite, l’invecchiamento e la trasformazione della struttura della popolazione ci pongono di fronte a sfide economiche, sociali e culturali rilevanti, con impatti profondi anche sul mercato del lavoro, nonché a crescenti necessità e nuove fragilità ma anche opportunità. Con la pianificazione previdenziale fin da giovani, la tutela della salute, il supporto al passaggio generazionale e all’imprenditoria giovanile e femminile, la banca può diventare un punto di riferimento, capace di offrire soluzioni integrate e consulenza qualificata. Sentiamo forte la responsabilità di essere parte della soluzione, identificando le aree prioritarie a cui indirizzare le risorse, con investimenti a sostegno di innovazione, produttività, servizi per la longevity. I risultati di questa indagine mostrano che il Paese ha le potenzialità per promuovere una crescita sostenibile, ma serve muoversi a più livelli, nella stessa direzione".
"Di fronte al cambiamento strutturale in atto - ha sottolineato Marco Elio Rottigni, Direttore generale ABI, intervenendo su scenario e prospettive - il mondo bancario è pronto a collaborare con le Istituzioni alla definizione di nuove misure per promuovere sviluppo e sostenibilità del Paese. Le nostre analisi, condotte nell’ambito delle attività promosse da ABI con le banche per rispondere alle sfide con cui il settore è e sarà chiamato a confrontarsi, evidenziano come interventi mirati su alcuni fattori chiave possano ridurre in misura significativa l’impatto negativo della dinamica demografica sulla crescita economica. In tale contesto, la funzione delle banche si estende al più ampio affiancamento a famiglie e imprese, per interpretare in modo evoluto e strategico esigenze sempre più eterogenee, finanziarie ma anche sociali e culturali".
I dati
Le conseguenze della riduzione della popolazione attiva e dell’invecchiamento progressivo della società su crescita, lavoro, disuguaglianze e bisogni delle diverse fasce della popolazione rappresentano una delle principali sfide strutturali per l’economia italiana. ABI ha analizzato il fenomeno attraverso un esercizio quantitativo per stimare l’impatto della dinamica demografica sulla crescita economica fino al 2080, mettendo in luce le principali criticità e le possibili leve di intervento.
Secondo le previsioni Istat richiamate dall’indagine ABI, la popolazione italiana potrebbe diminuire di oltre 13 milioni di persone entro il 2080, scendendo dagli attuali 59 milioni a circa 45,8 milioni. Contestualmente, la quota di popolazione con più di 67 anni salirebbe fino al 31%. La popolazione in età lavorativa si ridurrebbe di oltre 13 milioni di unità, scendendo dall’attuale 67,3% del totale, al 58,2% nel 2050 e al 57,3% nel 2080, con dinamiche più accentuate nel Mezzogiorno.
Se oggi 100 persone in età lavorativa sostengono 49 persone tra giovani e anziani, nel 2050 dovrebbero sostenerne quasi 72, nel 2080 circa 75. L’incidenza degli anziani sulla popolazione in età da lavoro passerebbe dal 30,5% al 52,8% nel 2050, al 54,7% nel 2080.
Rispetto a uno scenario di popolazione stabile e livello di occupazione invariato, le simulazioni mostrano che, in assenza di interventi, la sola dinamica demografica potrebbe comportare una riduzione del PIL superiore al 30% nel 2080, con effetti già evidenti nel medio periodo: nel 2050 il PIL risulterebbe inferiore di oltre il 18%.
Secondo l’indagine, vi sono tuttavia delle leve su cui intervenire per ridurre l’impatto della dinamica demografica sulla crescita, colmando il divario con l’Europa nell’occupazione giovanile e femminile e nella quota dei laureati occupati sul totale della forza lavoro oltre a una ottimizzazione dei flussi migratori regolari. L’effetto combinato di tutte le misure ipotizzate potrebbe portare, nel lungo periodo, a compensare interamente l’impatto negativo del calo demografico sulla crescita.
L’analisi fotografa un mondo bancario già impegnato nel rispondere alle sfide poste dalla transizione demografica e, al contempo, orientato a sviluppare soluzioni sempre più rispondenti alle nuove esigenze. Questo set di buone pratiche e misure, attualmente in essere, sono state mappate nei lavori del Comitato.
Per mitigare gli effetti negativi della attesa dinamica demografica, risulta fondamentale agire su più fattori, favorendo e rafforzando percorsi di inclusione delle fasce più vulnerabili della popolazione e sviluppando ulteriori collaborazioni e proposte congiunte pubblico-privato, anche nei settori del credito, della previdenza complementare, delle assicurazioni, dell’educazione finanziaria e per le pari opportunità.